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Paola Polegri, neo arbitro nazionale di Karate

Le interviste del venerdi di OrvietoSport.

Incontriamo la neo promossa arbitro nazionale di karate Paola Polegri della Velta Karate Orvieto per un’amichevole conversazione a tutto campo sulla sua attività di karateka nella nostra città.

Innanzi tutto, congratulazioni per la promozione.
Grazie mille. In effetti, è stato il coronamento di un anno di preparazione, oltre che una grandissima soddisfazione sia per me che ero la diretta interessata, sia per il M.° Sergio Valeri (V Dan, arbitro mondiale WKC e giudice internazionale WUKF, fondatore delle Scuole Velta Karate e attivo a Orvieto alla New Art School) che è il punto di riferimento per tutti noi delle scuole Velta Karate.

L’esame si è tenuto a Lignano, mi pare?
Esatto, il 20 settembre scorso a margine dello stage nazione di karate tradizionale organizzato dalla FIK Federazione Italiana Karate a cui apparteniamo e che ha visto la partecipazione di una cinquantina tra arbitri e presidenti di giuria. Per la maggior parte di loro si trattava di un aggiornamento obbligatorio, per altri, me compresa, si è chiuso con l’esame di qualifica.

Con i complimenti della commissione…
Sì, effettivamente al momento della comunicazione dei nominativi dei promossi c’è stato un apprezzamento da parte del Responsabile degli Arbitri della Federazione.

Tu hai iniziato la tua attività di karateka intorno a quarant’anni, una cosa inusuale considerando poi che sei una donna che lavora, madre di due ragazzi.
E’ vero, e come spesso accade nelle cose della vita, l’approccio col karate è stato casuale. Ero alla ricerca di un’attività per mio figlio maggiore che gli consentisse, di imparare a gestire la sua congenita “esuberanza” fisica e caratteriale. Così iscrissi prima lui, poi suo fratello più piccolo ai corsi che il M.° Valeri tiene alla New Art School di Orvieto Scalo. Dopo di loro si iscrisse anche mio marito e quindi rimanevo solo io.

Come ti sei decisa a provare?
Per la verità, ero titubante come solo le madri di famiglia sanno essere, con mille dubbi e l’apocalittica visione del disfacimento familiare al primo varcare la soglia di casa per motivi non strettamente correlati alla sopravvivenza della prole.
Devo dire che la spinta definitiva a salire sul tatami (il tappeto dove si pratica il karate) è arrivata da mio marito. Così è nata una grande passione.

Che continua ancora oggi.
Che cresce e si arricchisce ogni giorno. Vedi, il karate è una disciplina straordinaria dove ognuno trova non quello che desidera trovare, ma quello che gli serve veramente.
Soprattutto se, oltre alla normale pratica sportiva, all’agonismo, alla ricerca del benessere, è svolta secondo i concetti tradizionali del karate-do (la via del karate vista come miglioramento e crescita personale), come facciamo noi delle scuole Velta Karate, ha la straordinaria capacità di porre in equilibrio le varie componenti caratteriali di chi la pratica, portando controllo a chi è troppo esuberante e dando sicurezza a chi è più timido e indeciso. Non ho imbarazzo a dirti che io stessa, che ho sofferto di disturbi alimentari per molti anni, ho trovato nel karate, nella sua “necessità” di unire corpo e spirito, il supporto e il mezzo che mi ha permesso di superarli.

Quindi il karate non è solo sport.
Esattamente. Nelle nostre scuole Velta Karate, diamo la massima importanza all’aspetto socio-educativo della disciplina. Per prima cosa viene il rispetto per sé e per gli altri (non è un caso che una delle cose a cui teniamo di più è il saluto tradizionale all’inizio e alla fine della lezione tra il maestro e gli allievi), la correttezza, la lealtà, l’educazione a stare insieme (d’estate organizziamo da circa dieci anni un campo estivo, la “Vacanzakarate” in cui i nostri allievi, coordinati da noi insegnanti, svolgono tutte le attività quotidiane per cui, oltre ad allenarsi, a turno cucinano, rassettano ecc.). Tutti valori che cerchiamo di portare nel dojo (il luogo dove si pratica l’arte marziale). Non dimentichiamo poi che il karate è una disciplina di combattimento e questo è fondamentale per i ragazzi perché in palestra possono fare quello che normalmente è vietato, cioè confrontarsi fisicamente con gli altri, seguendo ovviamente regole ben precise che li obbligano a un uso controllato della propria forza e aggressività.

Ma per chi desiderasse fare un semplice sport?
Ovviamente per molte persone, penso ad adolescenti e ragazzi, il richiamo è soprattutto di questo tipo: fare sport. Ebbene, le nostre scuole sono attive come poche in questo settore e noi insegnanti siamo regolarmente aggiornati sia dal M.° Sergio Valeri, sia da una delle figure di maggiore spicco nel panorama del karate sportivo italiano, il M.° Stefano Pucci, VII Dan, che visita regolarmente le nostre palestre per seminari e stage tecnici, spesso alla ricerca di ragazzi e ragazze cosiddetti “azzurrabili” da destinarsi ai vertici della FIK la Federazione Italiana Karate a cui apparteniamo. Inoltre durante l’anno non si contano i raduni, le gare, gli stage che organizziamo. E sono attività sempre aperte a tutti i praticanti di tutte le età e di qualsiasi grado.

Un’ultima domanda, che è anche una curiosità: come si conciliano famiglia, lavoro e karate?
Con organizzazione e fiducia. Organizzazione nei tempi e nei modi di espletare le attività di tutti i giorni (inclusa una bella scrematura di tutte quelle cose che ci sembrano necessarie e invece non lo sono affatto), fiducia nelle persone che ci sono vicine, figli in primis, che sono in grado di fare autonomamente molte più cose di quanto non immaginiamo. Guarda, ti posso assicurare che i miei maggiori sostenitori sono proprio loro, insieme a mio marito, perché mi vedono come una mamma un po’ “speciale” di cui andare orgogliosi.

Progetti per il futuro?
Mi piacerebbe iniziare un corso per donne con storie difficili di depressione o disturbi alimentari come ho avuto io, perché so il bene che può fare il karate. Ma mi rendo conto che è un campo estremamente difficile e delicato. Vedremo. Per ora mi concentro molto sulla mia attività di arbitro, perché l’esame è andato bene, ma sarà sul campo che dovrò dimostrare quello che valgo.

In bocca al lupo allora.
Osu!

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