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Antonio Luzi, nuova sfida alla guida della GM10

Ho avuto l’esperienza e l’onore di collaborare con lui nelle giovanili dell’Orvietana, allenatore di elevata cultura tecnica-sportiva, oltre che di un grande spessore umano, Antonio Luzi sapeva imprimere ai giocatori quella determinazione agonistica che fa di lui un allenatore con un valore aggiunto.

Antonio Luzi dopo l’esperienza nel settore giovanile dell’Orvietana conquistando titoli a livello regionale, passa alle prime squadre, e dopo una parentesi con il Ciconia Calcio, approda nella stagione precedente al Guardea.

Infine è attualità di questi giorni il suo ingaggio come allenatore della GM10 fusione delle due Società di Promozione, Guardea e Montecchio. Ad Antonio Luzi rivolgiamo alcune domande:

Quale è stato il suo bagaglio d’esperienza nel settore giovanile, e perché adesso, anche a livello nazionale, non si fa altro che parlare dei settori giovanili delle Società?

Aver allenato nei settori giovanili è stato per me un bagaglio di esperienza molto importante ed ha contribuito alla mia formazione professionale come allenatore. Credo che il ruolo dell’allenatore, sia esso di settore giovanile o di prime squadre è quello di educare; deve essere un protagonista attivo di esperienze formative per i ragazzi che gli si affidano. Nei settori giovanili c’è bisogno di imparare giocando, in un clima psicologico sereno e stimolante in cui l’Istruttore deve essere modello comportamentale da seguire. I settori giovanili devono ritornare ad essere importanti per le Società sportive, ma occorre rivedere secondo me alcuni principi. L’ostinazione di dover per forza primeggiare, la ricerca del massimo delle performance in tutte le occasioni, si stanno rilevando negativamente fatali causando un alto numero di abbandono da parte dei giovani soprattutto in quelli che inevitabilmente trovano poco spazio nelle squadre. Si deve riscoprire il valore educativo e formativo della competizione facendo diventare la stessa e i risultati occasioni di crescita trasformandoli in stimoli positivi e non unici e predominanti.

Ha lavorato in una Società importante come l’Orvietana, come mai la stessa Orvietana non riesce a collocare i propri giovani in prima squadra, pur avendo un buon settore giovanile?

La mia esperienza con l’Orvietana è stata una tappa fondamentale nella mia carriera perché ho avuto l’opportunità di lavorare in un Società che per il suo blasone, nel nostro comprensorio rappresenta un obiettivo sia per gli allenatori che per i ragazzi. Ringrazio ancora la Società per l’opportunità concessami. Dal mio canto credo di aver contribuito a dare lustro all’Orvietana attraverso i risultati sportivi raggiunti con le annate 89/90 con le quali abbiamo vinto diversi campionati compreso l’indimenticabile titolo Regionale con gli allievi 90, macchiato dal “furto” subito nella finale regionale dove non per nostro demerito ci è stato negato l’accesso alle fasi nazionali. Ora non riesco a capire il perché giocatori delle classi 88/89/90 che concretamente hanno dimostrato di essere altamente competitivi a livello di settore giovanile non figurino nella rosa delle Prima squadra. Non sta a me trovare le risposte, perché le scelte delle rose sono fatte da persone competenti e preparate a ciò; posso affermare soltanto che credere nei giovani bravi anche se non talentuosi sia importante soprattutto per le Società che possiedono un settore giovanile di livello dove lo scopo finale per i ragazzi che lo frequentano dovrebbe essere almeno quello di vestire la maglia della prima squadra.

Ha avuto una parentesi con il Ciconia Calcio, è stata un’esperienza di passaggio o altro?

L’esperienza con la Società Ciconia ha rappresentato un altro momento estremamente formativo dove ho avuto la possibilità di condividere esperienze sportive con dirigenti e giocatori eccezionali. Sono state due stagioni di buon livello dove soprattutto nella prima abbiamo avuto la possibilità di raggiungere obiettivi importanti disputando i play off e la finale di Coppa di Prima categoria, purtroppo sfumati veramente per molto poco. Ho bellissimi ricordi perché ho incontrato delle persone di grande spessore umano che mi hanno sempre dimostrato grande considerazione e stima; mi auguro di aver lasciato un piacevole ricordo. Auguro a loro con grande affetto i migliori risultati sportivi per la prossima stagione.

Poi è la volta del Guardea, in un campionato importante per quanto difficile, la stagione precedente è stata alquanto travagliata, forse sono mancati uomini importanti, può dirci qualcosa in merito?

La chiamata del Guardea in Promozione è stata per me un opportunità troppo importante, perché era la squadra del paese in cui vivo e per cui sono stato da giocatore, capitano per tanti anni. Sono andato con grande entusiasmo consapevole di alcune difficoltà; dovevamo costruire una squadra quasi da zero in quanto l’anno prima la stessa era composta da giocatori di Roma che si allenavano a Roma. La rosa allestita era sicuramente competitiva per raggiungere l’obiettivo salvezza certamente con più tranquillità di quello che invece è stato. Ci sono stati problemi di diversa natura a partire dall’utilizzo degli impianti per gli allenamenti a finire per una serie di infortuni che hanno coinvolto giocatori determinanti. Però la forza del gruppo che con ostinata determinazione voleva la salvezza ci ha consentito di vincere la sfida play out, con personale soddisfazione per essere riuscito in un’impresa che per molti era considerata impossibile, a dimostrazione che a volte dare fiducia agli allenatori fino in fondo può essere anche la strada giusta.

Come è nata la fusione Guardea Montecchio?

La costituzione della GM 10 tra Guardea e Montecchio nasce proprio dalla presa di coscienza da parte delle due realtà che mantenere in vita nel raggio di 5 Km due società in Promozione comporta un notevole dispendio di energie non solo economiche e umane ma anche un problematico utilizzo delle strutture sportive. Va riservato un grande plauso a chi si è operato nelle due società a far si che questo progetto abbia avuto vita e che se ben gestito sarà da esempio costruttivo anche per il superamento del campanilismo tra paesi che ormai è da considerarsi inadeguato. La squadra che ne è venuta fuori deve rappresentare il raggiungimento di un grande risultato sportivo che coniuga la passione e la cultura calcistica del territorio. Sono stati confermati giocatori provenienti sia dal Montecchio che dal Guardea, tra i quali mi preme precisare che figurano giocatori residenti nei due paesi a testimonianza che l’operazione è servita anche per valorizzare i ragazzi del posto. La rosa è poi completata con giocatori importanti uno su tutti Mirco Chiasso che ha aderito con entusiasmo a questo progetto, Davide Bertinelli ex capitano del Guardea e i nuovi acquisti come i difensori Emanuele Latini, Cristian Cascioli e l’attaccante Manuel Proietti. I presupposti e le qualità ci sono per ciò abbiamo il dovere di lavorare e combattere per grandi obiettivi; l’augurio che mi faccio e ci facciamo è quello di riuscire a raggiungerli.

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