L’assistente Alessandro Costanzo si racconta

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Una carriera, quella di Alessandro Costanzo, iniziata un po’ per gioco, un po’ per caso. Da giovanissimo calciatore promettente, fino a vestire la maglia di una società professionistica , prima dell’arrivo a Orvieto e della frequentazione con il futuro suocero e arbitro, il compianto Sergio Menichetti, che lo pungola, nel modo giusto, convincendolo a provare il nuovo percorso sportivo.

Un pressing che, alla luce dei risultati, culminati con la promozione al ruolo di “ assistente internazionale” si rivelerà vincente: “ Non finirò mai di ringraziarlo – afferma testualmente – accomunando nella gratitudine Marcello Meffi, mio grandissimo amico e mentore, la sezione arbitri di Orvieto, oltre mia moglie per aver sempre assecondato le mie scelte e avermi dato forza nei momenti di difficoltà”.

Lungo il percorso che, in pochi anni, lo ha portato ai vertici, c’ha messo parecchio del suo:” Ho iniziato con un po’ di ritardo, avendo già 24 anni, ma confesso di aver percepito, da subito, di aver fatto la scelta giusta, aiutato dalle precedente esperienza calcistica”. S’impossessa subito del personaggio, ne condivide lo spirito di servizio, accetta i sacrifici, individua le opportunità che potrebbero concretizzarsi, base indispensabile per conseguire gli obiettivi con i quali costruire una carriera. Da buon autista, conduce autobus alzandosi ogni giorno alle cinque per aver modo di abbinare le due attività, lavora per cadenzare le fermate ed essere, in orario, al capolinea.

Due anni con il fischietto sui campi dell’Umbri , che anticipano il passaggio, piuttosto casuale, sulla linea dell’out: “Da arbitro, avevo già percepito la ristrettezza degli spazi per il salto di categoria. Fu così che, una domenica accettai la proposta dell’amico Marcello, di sostituire un collega nel ruolo di assistente. A fine partita,l’incoraggiamento dell’organo tecnico, si rivelò decisivo”. Da quella prima volta sono trascorsi nove anni, ai quali aggiungere le quattro stagioni da arbitro.

La scalata, verso l’Europa e il mondo è stata molto veloce, da percorso netto e per questo eccezionale. Prima della serie A, due anni in B, altrettanti in lega Pro, oltre a tre campionati di serie D. Fino a poco tempo fa era normale incontrarlo in allenamento sulle strade del suburbio. Adesso, grazie al personal trainer federale, tutto è più professionale. Perché la domenica sono tanti gli occhi pronti a giudicare:” La valutazione del nostro operato è settimanale, affidata ad un osservatore federale e alla visione delle immagini che condizionano la successiva designazione”. Da spettatori, comodamente seduti, è abitudine consolidata sparare sentenze, forti delle svariate immagini proposte dalle moderne tecnologie. Per chi vive la partita dal campo è un po’ diverso: “ Il nostro lavoro, oltre i novanta minuti canonici e ad una incessante concentrazione, comprende il pre ed il post partita. Avuta la designazione, ci adoperiamo per fare squadra, riunendo tutta la <sestina> (arbitro, assistenti, quarto uomo e giudici di porta) già nelle ore precedenti la partita. Sul piano individuale s’inizia con lo studio delle abitudini tecnico tattiche delle due squadre, al fine di prevenire possibili errori di posizionamento. Durante la partita abbiamo sempre nel mirino il penultimo <difendente> e l’udito pronto a percepire l’impatto del cuoio con il piede del giocatore che esegue il lancio verso il compagno più avanzato. Dopo si analizzano le immagini, con l’intento di scongiurare errori futuri .

Mi sembra che ciò serva a dare un’idea sulla complessità del nostro operato”. Chi raggiunge la qualifica di internazionale, ruolo nel quale l’Italia conta di dieci rappresentanti, potrebbe considerarsi appagato: “ Assolutamente no. I nostri arbitri, a livello europeo e internazionale, vantano un grosso prestigio e tanta considerazione. Chi ha l’onore e la fortuna di rappresentare l’Italia è consapevole di tale responsabilità. Se ti hanno scelto, devi fare di tutto per dimostrare di meritare la fiducia”. Gioco forza, da parte vostra, porsi nuovi obiettivi: ” Lavorare, insieme ai nove colleghi e agli arbitri perché una sestina, tutta italiana, sia sempre ai vertici e, perché no, prendere parte, da protagonista, alla finale di un evento mondiale”.

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