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Niente pubblico al PalaPapini se le società non investiranno in Sicurezza

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Il mese di settembre, tradizionale periodo di ripresa di tutte le attività sportive indoor e della maggior parte dei campionati agonistici di squadra, a Orvieto rischia di mandare su tutte le furie più di un dirigente. E pure qualche genitore. La questione del malumore che in questi giorni serpeggia più che altro attorno alle società che usufruiscono del Pala “Alessio Papini” di Ciconia, sta tutta nella applicazione della normativa vigente sulla “sicurezza e antincendio”. Ad accendere la miccia pare sia stata una lettera che l’Enars, Ente Nazionale Acli Ricreazione Sociale di Terni, attuale gestore del PalaPapini, di proprietà della Provincia di Terni, ha spedito, in data 11 settembre, alle società sportive orvietane che ne fanno uso ricordando che “l’accesso agli impianti sportivi – recita la missiva a firma del presidente Catia Scimmi – durante gli allenamenti è consentito solo agli atleti, allenatori, dirigenti, accompagnatori e a tutti i tesserati della associazione/società che utilizza lo spazio”. In pratica nessun genitore può più assistere agli allenamenti del proprio figlio. La precisazione ha colto ovviamente di sorpresa società e famiglie. Tutta colpa della Circolare Gabrielli? In parte… Secondo quanto si apprende l’Enars avrebbe certificato i propri dipendenti presenti al PalaPapini per il rischio di tipo “medio”; tale certificazione, da sola, non ammette pubblico, anche solo uno spettatore presente alzerebbe infatti il rischio a “alto” con obbligo di addetti certificati in tal senso. Gabrielli ha giustamente messo nero su bianco le responsabilità di Safety (salvaguardia dell’incolumità delle persone) e di Security (servizi di ordine e sicurezza), ma le società sportive si vedono negate l’accesso a chiunque non sia tesserato. Così la Pallavolo Zambelli per le proprie gare di serie A2 di volley femminile, ha dovuto dotarsi (a proprie spese, come anche specificato nella lettera Enars) di addetti safety&security mentre deve vedersi negato l’accesso ai genitori degli atleti del settore giovanile che nella stessa struttura si allenano. Stessa situazione per l’Orvieto Basket e per chiunque utilizzi il PalaPapini per gli allenamenti o le partite. Insomma un dictat che rischia di far partire la stagione sportiva con il piede sbagliato poiché nonostante l’intento sia tutelare la sicurezza sugli spalti, il risultato è che molti genitori se la stanno prendendo con le società sportive, e le società sportive dovranno, in qualche modo, mettersi in regola. Come? Mettendo mano al portafogli per una spesa assolutamente non preventivata. Intanto all’ingresso del PalaPapini tutto questo non è segnalato da alcun avviso. Porte in faccia si, ma a sorpresa.

 

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