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Arrapaho lascia il PalaPapini e ferma il settore giovanile: “Abbiamo fatto la nostra parte, avremmo sperato di non farla da soli”

La comunicazione della società alle famiglie: al termine della stagione resterà solo il minibasket. Pesano i costi crescenti e la mancanza di sostegno delle istituzioni. Il direttivo è pronto a passare il testimone a chi vorrà proseguire

Arrapaho lascia il PalaPapini e ferma il settore giovanile. Al termine della stagione sportiva la società di basket lascerà la gestione dell’impianto di Ciconia, di proprietà della Provincia di Terni, e interromperà le attività giovanili, mantenendo soltanto il minibasket. Lo annuncia il consiglio direttivo in una comunicazione che la società ha inviato alle famiglie e agli atleti, scritta «con grande amarezza, ma anche con la serenità di chi sa di aver fatto tutto il possibile». È l’epilogo che in molti temevano dopo l’allarme lanciato a metà ottobre, quando Arrapaho, che conta circa 150 giovani iscritti, aveva denunciato l’aumento delle bollette e delle spese per un impianto ormai datato, che oltre al basket ospita attività scolastiche e il Baskin, e il «mancato seguito alle disponibilità manifestate dal Comune».

L’assessore allo Sport, Piergiorgio Pizzo, aveva replicato che il PalaPapini è della Provincia, che il Comune non è parte dell’accordo di gestione e che aveva sollecitato l’ente provinciale a intervenire sull’efficientamento energetico. «In questi anni – si legge nella comunicazione – abbiamo investito tempo, risorse economiche ed energie per riportare il basket a Orvieto, dopo un lungo periodo in cui eravamo stati costretti a svolgere le nostre attività fuori città». La società ricorda di aver raccolto anche «il testimone della precedente società nella gestione del settore giovanile», per evitare che il movimento cestistico orvietano si interrompesse.

«Purtroppo, l’aumento continuo dei costi e la mancanza di un sostegno concreto da parte delle istituzioni hanno reso sempre più difficile proseguire questo percorso. Non abbiamo mai chiesto che altri si facessero carico delle nostre responsabilità, ma ci saremmo aspettati che alle disponibilità manifestate seguissero collaborazione, ascolto e iniziative concrete. Così non è stato, nonostante i numerosi tentativi di confronto».

Il direttivo, i cui componenti lavorano senza compenso, parla anche di «una difficoltà nel costruire attorno alla società una partecipazione sufficientemente ampia»: «Una società sportiva dilettantistica non può vivere soltanto grazie alla disponibilità di pochi, per continuare a crescere ha bisogno di una comunità che partecipi, collabori e senta quel progetto anche come proprio». «Non è nostra intenzione cercare colpevoli o alimentare polemiche», precisano. Fino alla fine della stagione tutte le attività proseguiranno regolarmente e il minibasket continuerà anche dopo. La società si mette «a disposizione di chiunque voglia raccogliere il testimone e proseguire il percorso intrapreso», perché «le persone possono cambiare, ma i valori e le opportunità costruite per i ragazzi devono poter continuare».

Amara la chiusura: «Abbiamo fatto la nostra parte, fino in fondo. Avremmo sperato di non doverla fare da soli».

La lettera inviata alle famiglie

Care famiglie, Cari ragazzi, 

con grande amarezza, ma anche con la serenità di chi sa di aver fatto tutto il possibile, vogliamo comunicarvi una decisione difficile, maturata dopo un’attenta riflessione.  Al termine dell’attuale stagione sportiva, Arrapaho ASD lascerà la gestione del PalaPapini e interromperà le attività del settore giovanile, mantenendo esclusivamente il Minibasket.  In questi anni abbiamo investito tempo, risorse economiche ed energie per riportare il basket a Orvieto, dopo un lungo periodo in cui eravamo stati costretti a svolgere le nostre attività fuori città.  Abbiamo assunto la gestione di un impianto complesso, ma non solo. Abbiamo anche raccolto il testimone della precedente società nella gestione del settore giovanile, facendoci carico di un’ulteriore responsabilità per garantire a tutti i ragazzi la possibilità di continuare a giocare e, soprattutto, per evitare che il movimento cestistico orvietano rischiasse di interrompersi.  È stata una scelta fatta con convinzione, ma che ha richiesto ulteriori sacrifici personali, economici e organizzativi.

Non abbiamo voluto lasciare indietro nessuno, perché abbiamo sempre creduto che il basket a Orvieto dovesse avere un futuro, indipendentemente da chi fosse chiamato a guidarlo.  Lo abbiamo fatto con passione e con la convinzione che lo sport giovanile rappresenti un patrimonio da difendere.  Purtroppo, l’aumento continuo dei costi e la mancanza di un sostegno concreto da parte delle istituzioni hanno reso sempre più difficile proseguire questo percorso. Non abbiamo mai chiesto che altri si facessero carico delle nostre responsabilità, ma ci saremmo aspettati che alle disponibilità manifestate seguissero collaborazione, ascolto e iniziative concrete. Così non è stato, nonostante i numerosi tentativi di confronto. 

Crediamo sia giusto ricordare che nessuno dei componenti del Consiglio Direttivo percepisce alcun compenso per il lavoro svolto. Ogni ora dedicata all’organizzazione, alla gestione dell’impianto e alla ricerca di soluzioni viene sottratta al proprio tempo personale e familiare. Lo abbiamo sempre fatto volontariamente, per passione verso uno sport che ci ha accompagnato nella crescita, insegnandoci il rispetto, il sacrificio, il senso di appartenenza e contribuendo a renderci le persone che siamo oggi.  Abbiamo cercato di restituire alle nuove generazioni almeno una parte di quello che il basket ha dato a noi, senza aspettarci nulla in cambio. Forse, soltanto la consapevolezza che dietro ogni opportunità offerta ai ragazzi ci sono persone che scelgono, ogni giorno, di dedicare gratuitamente una parte della propria vita agli altri. In questo percorso è emersa anche una difficoltà nel costruire attorno alla società una partecipazione sufficientemente ampia.

Comprendiamo gli impegni e le difficoltà quotidiane delle famiglie e siamo grati a chi ci è stato vicino. Allo stesso tempo, avremmo avuto bisogno di una maggiore condivisione delle responsabilità organizzative e della consapevolezza che servizi e opportunità, spesso dati per scontati, esistono soltanto grazie all’impegno concreto di qualcuno.  Una società sportiva dilettantistica non può vivere soltanto grazie alla disponibilità di pochi, per continuare a crescere ha bisogno di una comunità che partecipi, collabori e senta quel progetto anche come proprio.  Non è nostra intenzione cercare colpevoli o alimentare polemiche. Sentiamo però il dovere di spiegare con trasparenza una scelta che non avremmo mai voluto compiere. 

Tutte le attività proseguiranno regolarmente fino alla conclusione della stagione sportiva. Il minibasket continuerà anche successivamente, secondo modalità organizzative che saranno comunicate.  Non vogliamo, però, che quanto costruito in questi anni vada perduto. Ci metteremo a disposizione di chiunque voglia raccogliere il testimone e proseguire il percorso intrapreso, offrendo la nostra esperienza per favorire una continuità delle attività sportive.  Perché siamo convinti che lo sport non sia fatto di nomi, ruoli o cariche, ma di persone che condividono una passione e scelgono di metterla al servizio degli altri. Le persone possono cambiare, ma i valori e le opportunità costruite per i ragazzi devono poter continuare. 

Ringraziamo sinceramente chi, in questi anni, ha creduto nel progetto, lo ha sostenuto concretamente e ha condiviso con noi sacrifici, difficoltà e soddisfazioni.  Resta il rammarico di dover concludere questa fase, ma anche l’orgoglio per quanto siamo riusciti a realizzare. 

Abbiamo fatto la nostra parte, fino in fondo. Avremmo sperato di non doverla fare da soli. Ma continueremo a credere che ciò che abbiamo costruito meriti un futuro, anche oltre di noi.    

Arrapaho ASD 

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