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Orvietana, addio a 116 anni di storia


Poco fa a Terni, a Palazzo Bazzani, si è scritta l’ultima pagina della storia dell’Orvietana.

La storia di una squadra di calcio dovrebbe appartenere a una città, alla sua memoria, ai suoi tifosi, ai suoi colori. E invece, ancora una volta, il calcio italiano dimostra quanto, soprattutto nelle categorie inferiori, i club possano trasformarsi in semplici “titoli sportivi” da spostare, fondere, svuotare o cancellare.

Secondo quanto emerso nelle ultime ore e pubblicato da Tag24 Umbria, il presidente dell’Orvietana Calcio Roberto Biagioli ha ceduto le quote della società ad una azienda riconducibile al gruppo che fa capo a Stefano Bandecchi con l’obiettivo di consentire una ripartenza della Ternana Calcio dalla Serie D.

Una manovra, già confermata da Bandecchi nei termini raccontati, che ha conseguenze pesantissime: l’Orvietana Calcio sparisce di fatto dal panorama calcistico nazionale, cancellando 116 anni di storia sportiva, sociale e identitaria.

Molto peggio di una retrocessione o di una crisi societaria. È la fine stessa del club. Una società nata nel 1910, sopravvissuta a guerre, fallimenti, cambi generazionali e decenni di calcio dilettantistico, viene sacrificata per permettere a un’altra realtà di ripartire più velocemente.

Ed è proprio questo il punto che fa discutere: com’è possibile che 116 anni di storia possano sparire con una firma davanti a un notaio?

La risposta sta nelle pieghe del sistema calcistico italiano. Dal punto di vista giuridico, infatti, una società sportiva è prima di tutto una società privata. Il titolo sportivo — cioè il diritto a partecipare a un campionato — può essere ceduto, trasferito o incorporato seguendo determinate procedure federali. In pratica, il calcio moderno consente che l’identità di un club venga separata dal territorio e dalla sua comunità.

È successo già molte volte in Italia. Squadre storiche scomparse, titoli trasferiti, fusioni contestate. Ma quando ci accade vicino, l’impatto emotivo è devastante.

Perché una società come l’Orvietana Calcio non rappresenta soltanto undici giocatori in campo. Rappresenta generazioni di famiglie, trasferte sotto la pioggia, domeniche allo stadio, bambini cresciuti con una maglia addosso, dirigenti volontari, sacrifici economici e appartenenza.

La possibilità che tutto questo venga “assorbito” per favorire la rinascita della Ternana Men apre inevitabilmente anche una riflessione etica.
È giusto che una società storica venga svuotata per salvarne un’altra?
È corretto che il valore di una comunità sportiva possa essere subordinato a esigenze imprenditoriali?

Dal punto di vista regolamentare, operazioni del genere possono trovare spazio nelle norme federali. Ma dal punto di vista della memoria sportiva, la ferita sarà irreparabile e mai guarirà.

Perché nel calcio i bilanci contano, i titoli sportivi contano, le categorie contano.
Ma ci sono cose che dovrebbero contare di più: la storia, il territorio e il rispetto per chi quella maglia l’ha amata per oltre un secolo.

E, chiunque abbia orchestrato questa faccenda e per qualunque motivo l’abbia deciso, a malincuore o a cuor leggero, dovrà assumersene la responsabilità verso i posteri, verso quei ragazzi che chiedevano solo di continuare il loro sogno biancorosso.
La storia lo ha già condannato e non dimenticherà.

foto Tag24 Umbria

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