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Calcio umbro in lutto, è morto Luigi (Gigi) Tiecco

(da settecalcio.it) Luigi Tiecco, conosciuto da tutti come Gigi, ci ha lasciato. Ha combattuto a lungo contro la leucemia, ma non ce l’ha fatta, lasciando tristezza e dolore.

A maggio avrebbe compiuto 34 anni e da un paio di stagioni non era più protagonista sui campi, ma in tanti lo hanno nel tempo apprezzato e stimato, per quello che era sul prato verde, ma anche e soprattutto per quello che era fuori, nella vita di tutti i giorni.

Una carriera frenata da molteplici infortuni nel corso della quale però aveva indossato con grandissimo profitto le maglie di Pontevecchio, San Marco, Pierantonio, S.Enea e Calcio San Marco.

I funerali di Gigi si svolgeranno domani, venerdì, alle ore 14,30 nella Chiesa Parrocchiale di San Marco. Alla famiglia le più sentite condoglianze della redazione di Settecalcio.it

Questo il ricordo di Luca Vagnetti:

Come molti miei colleghi della carta stampata umbra, prima di passare dietro allo schermo di un pc ho tentato con alterne vicende di calcare i campi del calcio dilettantistico. Sono cresciuto nel settore giovanile della squadra del mio paese, la San Marco Juventina; giocavo difensore centrale e come ogni giovane calciatore speravo un giorno di arrivare in prima squadra.

Persino la Promozione, per uno “scarpone” come me, era un traguardo troppo ambizioso.

Mio padre, scherzando, mi diceva: “Vicino a Tiecco potresti giocare anche tu”. Tanto ero scarso io, tanto era forte lui.

La notizia della sua morte mi ha lasciato sgomento: con Gigi ho condiviso un anno al Calcio San Marco, in Seconda Categoria, e ho potuto apprezzare quanta differenza ci fosse tra la sua classe e il mio essere un fabbro dai piedi ruvidi.

Soprattutto, però, ho potuto apprezzare la genuina simpatia di un ragazzo semplice, di quelli con cui è impossibile litigare dentro o fuori dal campo. Bastava che ti guardasse, con quel suo sguardo che definirei stralunato, per strapparti immediatamente un sorriso.

Una scena mi rimarrà sempre impressa nella mente. Giocavamo a Colombella, prima partita di una stagione di non so nemmeno quanti anni fa. Io titolare, Gigi in panchina per qualche problema fisico. A venti minuti dalla fine vincevamo 2-1, soffrendo. Mister Fiorucci manda in campo Gigi, ricorre alla sua esperienza per portare a casa quei tre punti. Dopo 5 minuti lo vedo paonazzo, piegato sulle ginocchia. Quando mi avvicino mi fa: “Fabio (Fiorucci, il mister, ndr) m’ha detto di far respirare la squadra… Ma io non respiro nemmeno per me”.

Ma sono certo che di episodi del genere ne potranno raccontare a centinaia i compagni che con lui hanno diviso lo spogliatoio di Pontevecchio, San Marco Juventina o Calcio San Marco. Ecco chi era Gigi, un ragazzo speciale. E mai come stavolta, non è retorica.These two stories – humiliating haircuts and my personal incident – are essays online full of cautions

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1 Comment

  • Gabriele Martelloni

    Non sapevo del passato agonistico di Gigi, io l’ho conosciuto come cameraman e montatore, e ho avuto il piacere di realizzare diversi servizi con lui. Il lunedì mattina aveva sempre gli occhi stropicciati, il viso sbattuto, di chi ha dormito poco. La sua prima missione era il caffè della macchinetta che si beveva sulle scale verso l’ultimo piano. Lì, alla finestra, con i soliti tabagisti, si fumava la prima sigaretta della giornata scambiando impressioni sul weekend trascorso.
    Ci siamo fatti un sacco di risate perché tra cazzoni ci s’intende. Era un amico, e quando ho saputo della sua morte ho provato un grandissimo dolore.
    Ci mancherai Gigi

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