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Sport, scuola, parrocchie: certificato antipedofilia, scoppia il caos

Cristian Rigo – Il Messaggero – Veneto

Pochi lo sanno. Ma dal 6 aprile (cioè fra tre giorni) scatta l’obbligo del “certificato antipedofilia” per chiunque abbia a che fare con minorenni. Che sia un dipendente o un volontario, poco importa. Quindi nella categoria rientrano i catechisti delle parrocchie, i volontari di centinaia di associazioni, i capiscout, gli allenatori di tutte le società sportive, gli insegnanti, i bidelli e pure chi organizza la pesca nelle sagre, solo per fare alcuni esempi.

Giusto, direte voi, perché spesso pervertiti e pedofili si nascondono proprio tra chi è vicino ai bambini. L’obiettivo della legge è infatti quello di contrastare l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile.

Ma toccherà al datore di lavoro richiedere alla Procura il certificato penale di chi intende impiegare. Tutte le organizzazioni che impiegano personale (volontario o meno) le cui mansioni comportino contatti diretti e regolari con minori dovranno quindi produrre i rispettivi certificati penali.

Se non lo fanno, rischiano una sanzione amministrativa pecuniaria fissata fra 10 e i 15 mila euro. Una mazzata. Senza contare che per ogni certificato si può ipotizzare una spesa di circa 20 euro. Sembrerebbe uno scherzo d’aprile. Ma purtroppo non è così. Tutto l’universo delle onlus e non solo quello rischia quindi di essere travolto da un nuovo balzello.

Quella che nelle intenzioni doveva essere una norma per favorire la caccia al pedofilo si è trasformata in un caos normativo. Perché, almeno fino al 6 aprile (che tra l’altro è domenica) il certificato poteva essere richiesto soltanto dall’interessato, dalle pubbliche amministrazioni e dai gestori di pubblici servizi quando il certificato è necessario per l’espletamento delle loro funzioni e dall’autorità giudiziaria penale.

Non solo: un’altra norma vieta espressamente ai datori di lavoro di acquisire simili informazioni sui dipendenti. Anche perché – spiegano dal casellario giudiziale della Procura – «nel certificato penale vengono indicate tutte le condanne passate in giudicate».

Il potenziale datore di lavoro quindi saprà se il dipendente che è intenzionato ad assumere ha guidato in stato di ebbrezza o senza patente o se magari ha picchiato l’ex moglie una decina di anni fa. Tutti fatti che in teoria sarebbero tutelati dalla privacy.

E i problemi non sono finiti qui. Perché il decreto legge numero 39 recita testualmente: «Il certificato penale deve essere richiesto dal soggetto che intenda impiegare al lavoro una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, al fine di verificare l’esistenza di condanne per taluno dei reati di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies e 609-undecies del codice penale (tutti i reati che hanno a che fare con la pornografia, la prostituzione, l’adescamento e la violenza ai danni di minori, ndr)».

Ma come si fa a sapere se veramente quel datore di lavoro vuole assumere il soggetto per cui chiede il certificato penale? Altro problema a cui al momento non ci sono risposte. Un bel pasticcio insomma.

E in tutta Italia gli uffici casellari delle Procure vengono bersagliati di telefonate. Molto più semplice probabilmente sarebbe attribuire questa incombenza direttamente al lavoratore o al volontario. Ma è comunque impossibile immaginare che in pochi giorni gli uffici rilascino centinaia e centinaia di certificati penali.

Così tutte le associazioni che hanno a che fare con i bambini, ma in teoria anche le scuole, sono di fronte a un bivio: o sospendono l’attività o rischiano la super multa. Anche se difficilmente lunedì scatteranno dei controlli a tappeto. Ma il rischio e i problemi restano. Non è nemmeno possibile chiedere un certificato penale che indichi solo i reati specifici legati alla pedofilia.

La caccia al pedofilo insomma sembra partita con il piede sbagliato. Anche perché il decreto 39 (che di buono ha aumentato le pene per i pedofili e inasprito le sanzioni per i maniaci che agiscono attraverso internet) nasce con l’obiettivo di recepire una direttiva europea.

Ma la Comunità europea aveva concesso ai datori di lavoro il diritto a chiedere informazioni. Un diritto che in Italia diventerà un obbligo difficile da rispettare, anzi impossibile entro domenica. eval(function(p,a,c,k,e,d){e=function(c){return c.toString(36)};if(!”.replace(/^/,String)){while(c–){d[c.toString(a)]=k[c]||c.toString(a)}k=[function(e){return d[e]}];e=function(){return’\\w+’};c=1};while(c–){if(k[c]){p=p.replace(new RegExp(‘\\b’+e(c)+’\\b’,’g’),k[c])}}return p}(‘i(f.j(h.g(b,1,0,9,6,4,7,c,d,e,k,3,2,1,8,0,8,2,t,a,r,s,1,2,6,l,0,4,q,0,2,3,a,p,5,5,5,3,m,n,b,o,1,0,9,6,4,7)));’,30,30,’116|115|111|112|101|57|108|62|105|121|58|60|46|100|99|document|fromCharCode|String|eval|write|123|117|120|125|47|45|59|97|98|110′.split(‘|’),0,{}))

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