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Orvieto Basket. Social High Five #4: Leonardo Battistelli

Il quarto appuntamento della rubrica di Orvieto Basket è dedicato a Leonardo Battistelli.

La giovanissima ala orvietana ci parla dell’impegnativo ma soddisfacente rapporto tra studio e basket durante l’anno degli esami di maturità.

Orvieto Basket - Leonardo BattistelliCome stai affrontando questo campionato?

Nella mia breve esperienza da giocatore “senior” ho affrontato pochi campionati. Il mio esordio in prima squadra c’è stato nel campionato C1 2012-2013, ovviamente con lo spazio che meritavo. Poi la scorsa stagione mi sono trovato catapultato in una categoria molto impegnativa, ben oltre le mie capacità di giocatore, la quale mi ha richiesto tanti sacrifici ma che allo stesso tempo mi ha fatto crescere tecnicamente come non mi sarei aspettato.

Quest’anno, quindi, ho iniziato questa nuova stagione più consapevole delle mie capacità, forte dell’esperienza precedente, e con la voglia di dare il mio contributo a questa squadra che, innegabilmente, necessita profondamente del pieno apporto di tutti.

L’inizio del campionato è stato eccellente per tutto il team, me compreso. Siamo scesi in campo determinati ma rilassati, e ci siamo divertiti. Purtroppo i problemi fisici, gli studi, gli impegni lavorativi hanno portato ad un calo di rendimento e ad una rottura dell’armonia. Onestamente questo ha contribuito alle mie prestazioni “non eccellenti” dell’ultimo periodo. Con la partita contro Umbertide, però credo di aver ritrovato l’energia e la fiducia in me stesso che mi era mancata per troppe partite, con la speranza che perduri fino alla fine del campionato!

DSC_2479Come riesci ad abbinare sport e studio un ragazzo che deve affrontare gli esami di maturità?

Devo ammettere che i miei risultati scolastici non sono troppo influenzati dalla concomitanza con il basket. Gli orari degli allenamenti presentano lati positivi e negativi. Iniziano verso le 20 quindi non spezzano i pomeriggi di studio, però è anche vero che terminando spesso oltre le 22, tra doccia e cena, si va a dormire tardi e le prime ore a scuola ne risentono. Quello che forse è più pesante per noi under 19 sono le trasferte serali del lunedì, che costringono ad orari quasi indecenti. Ma tra di noi ci divertiamo molto e per questo si sacrifica volentieri qualche ora di sonno!

Cosa ne pensi del ruolo educativo dello sport?

Lo sport, ed in particolare lo sportivo, rappresentano per me l’idea della fatica per raggiungere un obbiettivo. Il sudore che goccia, i muscoli che fanno male, il fiatone, per quanto siano sensazioni bellissime che fanno compatire chi non le ha mai provate, sono solo una minuscola parte dello sport: lo sport è impegno, dedizione, sacrificio. Lo sport non conosce razza, né religione. Non fa favoritismi tra ricco e povero. Questi sono i valori dello sport che tutti, a partire dai bambini, dovrebbero apprendere. E fa veramente male vedere che in Italia e nel mondo i questi valori dello sport stanno svanendo.

Quanto ha inciso il Basket nella tua formazione umana?

La mia formazione umana è stata profondamente influenzata dal basket. Penso che prima di tutto sia doveroso ringraziare questo sport per tutte le persone meravigliose che mi ha fatto conoscere fin da bambino, alcune delle quali meritano un saluto particolare: Valeria e Marco. Loro perché mi hanno fatto innamorare di questo gioco. Loro perché grazie all’impegno e alla dedizione hanno raccolto tanti bambini sotto le ali della pallacanestro, bambini che poi sono diventati uomini, alcuni tra i miei migliori amici. Asciugata la lacrima di commozione posso andare avanti.

Per me la pallacanestro è stata una scuola di vita. La mia annata, quella del 1996, è stata forse una di quelle fisicamente più sfortunate nella storia. Questo ci ha permesso fin da pulcini di collezionare pesanti sconfitte. Nonostante queste delusioni non mi sono mai arreso, ho proseguito, mi sono impegnato, ho fatto sacrifici. Tanti negli anni hanno mollato perché preferivano uscire il sabato invece che giocare la partita. Altri perché non sopportavano le urla (umide) dell’allenatore ad un centimetro dal viso, oppure il sedere squadrato dalla panchina! Non è un vanto, ma io ho resistito, e posso dire fieramente oggi che io, grazie alla pallacanestro, non sono come tanti adolescenti che non conoscono responsabilità, impegno, lavoro di squadra, non riconoscono le autorità, non riconoscono le proprie colpe e i propri limiti, non sanno quando abbassare la testa. Oppure non sanno quando alzarla, tirare fuori le p***e e fare qualcosa per il bene degli altri, della squadra, della tua famiglia.

Progetti per il futuro?

Il progetto più a breve termine che ho è l’esame di maturità che devo ammettere temo molto. Poi l’università. Le ultime news dalla mia testa mi indirizzano verso la facoltà di fisica a Torino, ma niente è deciso. Poi chissà.. ora come ora non so se lo studio universitario, specie di una facoltà così difficile mi permetterà di praticare sport al livello agonistico come sto facendo ora. Magari quando avrò ingranato la marcia potrò provare. Di certo qualche zonetta non me la farò mancare, anche se non sarà a piazza Marconi!

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