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C’erano una volta gli Arrapaho, e ci sono ancora

Le favole hanno sempre un lieto fine, ma le favole hanno sempre come protagonisti principi, cavalieri e corsari, non cestisti. I cestisti non sono personaggi delle favole, sono persone che vivono, camminano, respirano, in una bolla a spicchi. La specie non è affatto in via di estinzione, tutt’altro, è sempre più prolifica e cresce, cresce, cresce … A volte, nel corso degli anni, nascono però individui capaci di stupire, capaci di farti dire: “accidenti che gente …” E’ il caso dei giocatori dell’Arrapaho Basket Orvieto, “canarini”, “indiani”; in qualsiasi modo tu voglia chiamarli ormai tutti sanno chi sono, dove sono, cosa fanno, e cosa mangiano. Poi c’è il direttivo, gente semplice ma con le idee ovviamente a spicchi che ci mette l’anima, e qualcuno pure qualche teglia di pizza.

La faccenda ebbe inizio qualche tempo fa, si narra, davanti ad un aperitivo, ma mai è stato provato che fu proprio la fresca bibita a dare il “la” alla sinfonia. C’era di sicuro un gruppo di ragazzi testardi, tenaci, simpatici, senza campo su cui giocare a pallacanestro. E poi c’era un coach in attesa di occupazione. Detto, fatto. Al piccolo gruppetto si aggiunse un presidente, poi un vicepresidente, e uno dopo l’altro, incredibilmente, anche qualche sponsor. Poi qualcuno cominciò a giocare, qualcuno a scrivere, qualcuno a portare le paste, qualcuno a fare palestra, qualcuno a lavare le maglie, coach Guerriero cominciò a progettare la sua squadra, insomma nel giro di qualche mese la tribù era bell’e pronta. Per far cosa? Non abbiate fretta …

Si narra che il primo campionato CSI amatoriale fosse una pacchia. Mai un allenamento nello stesso posto, si e no 10 spettatori, orari improponibili, ma nonostante tutto i migliori erano sempre loro. Poi venne il tempo di diventare grandi e la tribù diventò squadra. Il campionato era lungo e la fine lontanissima, occorreva vincere ma occorreva anche il gruppo, la voglia di fare bene, di continuare a pensare di essere i migliori. Alti, bassi, pandori, carte e cartomanti, feste e cene, si chiuse tutto con l’avvento dell’era Stocchetti che con coach Guerriero rimise in pista il team. I cestisti divennero in breve gladiatori e non ce ne fu più per nessuno (o quasi).

Nel frattempo il resto dell’Umbria si domandava: “ma questi chi so’?” E le risposte arrivarono con simpatia dai tabelloni di mezza Provincia. La notorietà però non portò orari migliori né palestre dedicate, né cheerleaders, mentre continuò a portare pizze, puntualmente smaltite sotto le mani di “Terminator” Stocchetti. Insomma tra interviste, paginoni, serate in giro per il corso, dormite e allenamenti, tanti allenamenti, i nostri arrivano alle Final Four. La città è incredula, tutti si chiedono se OrvietoSport ha “svinato”, e a seguire “ma ndo’ vanno?”. E loro zitti, zitti, buoni, buoni (e i buoni vincono sempre) hanno vinto la semifinale. OrvietoSport continua a “svinare” e titola “Arrapaho ad un passo dal sogno” rischiando la scomunica per intervento jettatore. Ma OrvietoSport ci ha sempre creduto nei cestisti gialli e quindi osa.

L’indomani parte per Terni addirittura il critico Russo, ironico affibbiatore di voti e votacci (solo a chi se li merita). Poi è il finimondo, niente è più come prima, in pratica si è sovvertito l’ordine delle cose, e l’incredibile è diventato magicamente e caparbiamente realtà. Coach Guerriero, raggiunto al telefono, il giorno dopo il grande giorno è senza voce, felice, al settimo cielo, ma senza voce (finalmente, ndr). Nonostante (parola d’ordine del gruppo coniata modestamente dalla sottoscritta, ndr) l’afonia il coach è un fiume in piena e oggi se lo può proprio permettere.

“Abbiamo fatto una cosa incredibile, – dice o mima non è dato saperlo, – per noi è una soddisfazione immensa e per me è stato bellissimo vedere la gioia negli occhi di tutti, non posso che ringraziare tutti, perché tutti hanno vinto, dal primo all’ultimo. Un grazie particolare a Alessio Stocchetti, grande professionista, con il quale abbiamo costruito questa magica avventura.”

La festa impazza, e pure Russo affibbia tutti 10, come potrebbe fare altrimenti? E ora? Ora intanto ci si riposa un pochino. Coah Guerriero potrà smettere per un po’ di gesticolare e disegnare schemi vincenti, perché passi Stocchetti, passi la coppa, passi la vittoria, ma alla fine dopo aver vinto tutto, sarà ora o no di partire per i Caraibi?

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8 Comments

  • LUISA

    Complimenti a Monica x l’articolo,condivido in pienotutto ciò.anche perchèsono una delle prime insieme a mio marito ad averli seguiti fin dall’inizio anche nelle fredde serate a bolsena.SONO VERAMENTE GRANDI e grazie a tutti ragazzi.

  • Monica Riccio

    @presidente: appena posso passo, intanto ho visto la coppa in vetrina, che bella!!!! ma non c’è il mio articolo … rospi 🙂

  • presidente

    Passa domani mattina al negozio che te la porto io la maglietta tanto sennò non ci pensa nessuno.Anche perché il presidente che ci sta a fare!?!Logicamente sia per te che per marco.

    Un abbraccio grande a tutta la redazione che ha divulgato lo spirito arrapaho praticamente da subito.

  • Monica Riccio

    Ho dimenticato di raccontare che quando un certo damiano paloni mi mandò il primo suo articolo sulla tribù rimasi un po’ scettica a pensare. Poi chiamai Marco Gobbino il quale rimase più scettico di me. Aspettammo un po’ prima di pubblicare perché la cosa ci sembrava troppo buffa e poco reale. Insomma ci pareva una presa in giro. Così chiamai la mia wiki a spicchi, Moreno Negrotti, gli dissi dell’articolo, gli chiesti se esistevano davvero gli Arrapaho. Lui mi disse di si, mi spiegò che facevano, o almeno che volevano fare. E le pubblicazioni iniziarono. Poi, siccome io sono peggio di San Tommaso, e siccome Damiano era al minibasket da mio figlio, cominciai a seguire la faccenda, andai pure a Bolsena, non contenta, poi arrivarono i pezzi dell’ufficio stampa e ad ongi uscita furono sempre matte risate, il resto lo sapete già …

    (sarò ripetitiva ma io la maglietta la voglio non famo a scordasse) 🙂

  • Vorrei fare i miei complimenti agli Arraphao (di cui ho anche la tessera che il “fiacco piccolo” mi ha voluto vendere e alla domanda si ma poi che vantaggi mi da avere la tessera lui mi ha risposto:”Nessuno”…ah bell’acquisto insomma :)!) per quello che sono riusciti a fare grazie alla loro bellissima cavalcata.
    Ammetto che i primi articoli che uscivano su questa testata mi lasciavano un po’ perplesso, non si capiva se fosse un campionato amatoriale, una partita tra amici, un campionato vero, anche se erano comunque divertenti i report delle vostre gare.
    Poi però questa squadra l’ho vista crescere, gli articoli (che so che sono scritti dal buon Pimpolari) sono diventati per me un appuntamento imperdibile, si vedevano i loro banchetti per il corso per vendere tessere, magliette e spillette(una tra l’altro mi è stata pure regalata :)), organizzavano gli aperitivi al “Clandestino” perchè alla base di tutto c’era tra loro una fraterna amicizia e una voglia di stare insieme. Ma piano piano è stato bello vedere che lo stare insieme non voleva dire non impegnarsi e non fare le cose serie quando si stava in campo, questo loro lo avevano capito fin dal primo giorno, chi stava fuori no.
    Ecco allora che anche dal punto di vista fisico, oltre che tattico, dovevano essere preparati e hanno chiamato il mio grandissimo amico “Terminator”(che per me comunque rimane sempre il “Fenomeno”)per dargli una mano nella preparazione atletica. E Alessio dal primo giorno che li ha allenati mi ha sempre detto “sono nettamente superiori a tutti quelli del loro girone e vinceranno il campionato a mani basse”…e lui lo diceva anche quando la squadra era in calo, quando sono arrivate le prime sconfitte. Sul fatto che lui ci abbiamo messo l’impegno e la professionalità non ho il benché minimo dubbio perchè io conosco bene il personaggio e sono felice anche per lui per questo grande risultato!
    Amici miei ve la siete proprio meritata questa soddisfazione, godetevela tutta(anche se immagino che non abbiate bisogno di consigli per questo!)e complimenti ancora per quello che avete fatto!

  • Il sognatore Marcos

    Grazie Monica , grazie per tutto quello che hai fatto per noi Arrapaho e anche se i tuoi impegni con Orvietosport ti hanno tenuto lontano dal PalArrapaho proprio quando giocavamo noi, noi ti vogliamo bene lo stesso 🙂
    Rileggndo questo articolo ho ripensato ad un anno passato con quella folle famiglia chiamata Arrapaho. Ho ripensato alle 7 vittorie consecutive , ai momenti difficili, a quando ci siamo rialzati, alle ricadute. Ho ripensato a tutto , tranne che alla vittoria delle final four. La cosa che mi piace di più di questa squadra è che non si accontenta mai, quasi fosse già pronta per riniziare a giocare già da domani, quasi come se la vittoria a Terni fosse solo un momento di passaggio, un periodo di crescita che ha coinvolto tutti , allenatore compreso. Si dice che il tempo sia galantuomo , è lo è stato davvero con noi Arrapaho. Ci ha ripagato di tutti gli sforzi fatti in palestra, ti tutte le giornate perse , di tutti i fine settimana buttati per inseguire una palla a spicchi. Il tempo ci ha detto che non avevamo sbagliato a credere nei sogni , ci ha insegnato che anche le cose più assurde possono diventare realtà.

  • Osvaldo

    No, Monica nooo…lo “stile” Arrapaho ti sta contagiando, stai attenta o rovineranno anche te!!!

  • Marco Gobbino

    E con gli Arrapaho, dopo Orvietana Rugby e Oasi Calcio a 5, siamo alla terzo campionato vinto in questa stagione sotto la Rupe, alla faccia di chi dice che nella nostra provincia lo sport è in crisi. Orvietosport è stato uno dei primi tifosi degli Arrapaho, merito soprattutto di Monica Riccio che ha cominciato a divulgare notizie, foto, risultati e tanti dietro le quinte fin dall’inizio della loro avventura, quando andava a seguirli a Bolsena nel torneo UISP e non li conosceva nessuno. Qualcuno, come il sottoscritto, che non segue il basket con continuità, all’inizio faticava a mettere a fuoco questa realtà. Ma nel giro di pochi mesi, sono cresciute prima la visibilità e la simpatia verso questo gruppo, che poi ha deciso di partecipare ad un torneo FIP e poi a crescere sono state le ambizioni e soprattutto le posizioni in classifica, fino all’happy end dello scorso fine settimana. Il tormentone intorno agli indiani di Orvieto è stato sempre la domanda che ha accompagnato le loro imprese “ma giocano per divertirsi o per vincere?”. D’altronde passare così velocemente da un campionato amatoriale a uno ufficiale FIP rendeva corretto il dubbio. Alla fine hanno vinto e si sono divertiti (e hanno fatto divertire) tantissimo. Una domanda che, a seconda di come andavano le partite, sembrava retorica per un verso o per l’altro, ma alla fine credo che la risposta giusta fosse “giocavano per vincere, anzi stravincere, ma non lo volevano dare a vedere!”. Io personalmente quando ho assistito al match contro il Trestina a Porano ho visto, oltre alla tecnica che non posso giudicare, tanto agonismo e tensione e anche un pizzico di nervosismo finale, che mi hanno fatto capire come gli Arrapaho facessero dannatamente sul serio!

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