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Si scrive Promozione, si legge rivoluzione

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Riceviamo e pubblichiamo l’opinione di Nicola Mencarelli, che torna a farsi sentire da lontano, sulla retrocessione dell’Orvietana

“Prima Serie D, poi Eccellenza, infine Promozione. L’amaro finale dell’ennesimo Play Out ha certificato, nonostante il vantaggio del fattore campo e dei due risultati su tre, il ritorno nel campionato che lanciò l’Orvietana, agli inizi degli anni ’90, tra le protagoniste del calcio umbro.

Questa volta Promozione fa rima con retrocessione, ricostruzione e rivoluzione.

Si è chiuso un ciclo, quello della Presidenza Biagioli, che ha visto per due lustri, mai successo prima, con un misto di soddisfazioni e sofferenze, l’Orvietana in Serie D.

Anni speciali, belli, vivi e mai banali.

Tanti Play Out e pochi Play Off, derby umbri unici, il Perugia al Muzi, l’Orvietana al Curi, il Foligno di Zampetti, poi volato nel professionismo, sempre fermato in casa, le partite su RaiSport, il Top11 e ancora, solo per ricordare alcuni protagonisti transitati sulla Rupe, l’esordio in Serie A di Baciocchi dopo le reti con la maglia biancorossa, i gol in C di Scandurra, la bella carriera in B e C di Dettori, le perle di Miani, il duo Chiasso-Vitali in mezzo al campo, le chiusure di Miale, le sgroppate di Ioppolo, la continuità di Cersosimo, le volate di Giacomelli, Fratini e il 4-5-1 dichiarato 4-3-3, la tosta e quadrata squadra di Borrello, i colpi di Famiano, le magìe di Caligiuri, l’ultima tripletta di Cioci, La Cava che faceva a spallate con tutti, Fenucci prima e Caccavale dopo a guidare la difesa, il blitz di Todi con Marini, la fantasia di Iannuzzi e Nuvoli, Scarabattola e Pifarotti tra i pali, poi Mandini e i ragazzi orvietani a difendere la porta biancorossa, le brevi ma intense partite con Fiorucci in panca, l’amaro Play Out contro l’Aglianese e l’indimenticabile pomeriggio di Cattolica.

La C2 accarezzata, la Serie D difesa con i denti fino al disgraziato campionato condotto quasi interamente dal tandem Volpi-Cianciulli concluso da Caccavale allenatore-giocatore.

Un epilogo, quello delle ultime due stagioni, che non può e non deve cancellare 10 anni che resteranno nella storia di questa società grazie a chi non si è mai tirato indietro neanche nei momenti più difficili.

Il finale è stato duro ma inevitabile. Il campo non sbaglia mai, il suo verdetto è inappellabile.

La squadra era ormai diventata, i pochi frequentatori del Muzi possono confermarlo con grande onestà intellettuale, la perfetta fotografia di una società stanca, logora, priva di un guizzo che stimolasse l’interesse cittadino quando la città, da tempo, l’aveva abbandonata.

Orvietana distante da Orvieto, Orvieto distante dall’Orvietana.

Un allontanamento naturale, un disinteresse reciproco sempre più evidente negli ultimi anni sfociato nella seconda retrocessione consecutiva.

La sfida della nuova proprietà è cercare un riavvicinamento, a prescindere dalla categoria, riportando il gusto del gioco, il calcio è un gioco e sempre di dilettanti stiamo parlando, anche se è giustissimo gestire la società con il massimo impegno e professionalità, tagliando fuori le tante polemiche lette in questi anni. Non sarà facile, in bocca al lupo e buon lavoro in anticipo.

Sono ripartite tante squadre, qui e altrove, basta volerlo.

E’ il bello dello sport, cadere e rialzarsi.

FORZA USO!”

 

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