Colpo di scena nel Campionato di Eccellenza. Due gironi da 9 squadre, anzi no…

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Siamo nell’anno 1 D.C. (Dopo Covid) e sicuramente era normale aspettarsi qualche difficoltà organizzativa, sia da parte delle strutture centrali (FIGC, Lega Nazionale Dilettanti e Comitati Regionali), sia da parte delle società sportive.

Certo è che le ultime decisioni del C.R. Umbria hanno spiazzato un po’ tutti, specialmente con riguardo al Campionato di Eccellenza in cui milita l’Orvietana Calcio. Ma andiamo con ordine.

Dopo i protocolli di sicurezza nazionali, che hanno inevitabilmente costretto le società ad investire tempo e denaro per adeguarsi, si è cominciato a parlare della ripresa delle gare. In un primo tempo, i presidenti delle società umbre, che avevano avanzato qualche perplessità su questi protocolli, hanno richiesto chiarimenti al Comitato Regionale, il quale ha girato tutto il dossier alla FIGC, che si è pronunciata il 17 settembre scorso, attraverso un documento denominato “Chiarimenti a seguito di richieste pervenute dalle componenti”. In quella sede, si era parlato anche della ripartenza dei campionati di calcio. Due le ipotesi sul piatto per l’Eccellenza: 1 girone da 18 squadre con sette turni infrasettimanali ed una sola domenica di sosta, oppure due gironi da 9 squadre ciascuna, con tre domeniche di riposo e nessun infrasettimanale.

Ogni decisione, comunque, era stata rinviata ad un momento successivo ai chiarimenti al protocollo. Acquisiti questi, quindi, il presidente del C.R.U. ha rimesso la questione ai voti dei presidenti della società calcistiche, che si sono pronunciati nella giornata di ieri, 21 settembre. Due gironi da 9 squadre ciascuno. A questo punto, c’era l’organizzazione del campionato, c’erano i gironi, c’erano le date di inzio di campionato e coppa, c’era il regolamento per promozioni, retrocessioni, playoff e playout. Tutto quello che serviva, insomma, per poter partire.

Ma, a distanza di 24 ore, ecco il colpo di scena. Sembrerebbe che un paio di società, che avevano votato a favore dei due gironi da 9 squadre, abbiano cambiato idea e il Comitato Regionale ha sottoposto di nuovo, in una riunione convocata in fretta e furia, la questione al voto dei presidenti. Questa volta la maggioranza si è espressa in maniera opposta e cioè a favore di un girone unico a 18 squadre. Gli scontenti di ieri sono diventati i contenti di oggi. E viceversa.

Quindi, a meno di nuovi capovolgimenti di fronte, il Campionato di Eccellenza Umbra dovrebbe partire domenica 18 ottobre e terminare, con la sola sosta di Natale, il 30 maggio 2021, compresi anche 7 turni infrasettimanali. Niente playoff promozione e 4 retrocessioni, una diretta e tre dopo i play out.

E l’Orvietana? Anche in casa biancorossa, gli umori in queste settimane sono stati contrastanti. Ai primi di settembre, intervistato da Roberto Pace, il presidente Biagioli si diceva contrario all’ipotesi di due gironi da 9 squadre ciascuno: “[…] A Natale, o giù di lì, sarebbe tutto concluso, con buona pace di coloro che, come me, credono ancora che il calcio sia una cosa seria.” (Orvietonews 2 settembre 2020). Successivamente, però, deve essere stata fatta qualche riflessione in proposito, perché di lì a poco, sempre ai microfoni di Roberto Pace, il presidente biancorosso avanzava dubbi sul girone unico: “Come si può pensare di giocare 34 partite iniziando a ottobre senza fermarsi mai?” (Orvietonews 10 settembre 2020). Ed infatti, nella giornata di ieri, la notizia dei due gironi da 9 squadre era stata salutata con favore dall’Orvietana che, sulla propria pagina Facebook, comunicava che “Vince la linea del doppio girone. In linea con quanto già dichiarato, l’Orvietana Calcio accoglie con serenità la decisione della FIGC Umbria. Consci del fatto che sarà un campionato anomalo e sacrificato, ma anche delle grosse difficoltà che avrebbe comportato il girone unico, riteniamo giusta la decisione presa dal presidente Repace e da tutto il consiglio.”

Non deve essere facile per i vertici prendere delle decisioni in momenti come questo, che pongono di fronte scenari inediti. Altrettanto certamente, però, crediamo che questo fare e disfare non giovi alle società sportive, che poi sono quelle che, sul territorio, si trovano a dover organizzare nella pratica ciò che è teorizzato in un protocollo o in un comunicato.

 

 

 

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